top of page

Radar #01 – Lo spazio non è mai neutro

Immagine del redattore: Nicola Vazzoler
Nicola Vazzoler
3 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Questa settimana mi sono imbattuto in alcune notizie molto diverse tra loro che, a rileggerle insieme, sembrano avere qualcosa in comune. Una riguarda una rotatoria spagnola trasformata temporaneamente in piscina, un'altra la riapertura di alcuni spazi delle Terme di Traiano a Roma. Poi ci sono Wim Wenders che racconta Peter Zumthor dopo quattordici anni di riprese, un film costruito attorno al progetto di un bunker per miliardari e le Giornate Europee del Patrimonio dedicate quest'anno ai beni culturali a rischio. In modi diversi parlano tutte del rapporto tra spazio, memoria e società, ed è probabilmente questo il motivo per cui sono finite nello stesso Radar.


Una piscina dentro una rotatoria

A Logroño, in Spagna, Leopold Banchini ha trasformato temporaneamente una rotatoria ormai poco utilizzata in una piscina pubblica. Round About Baths, realizzato per il festival Concéntrico, è tra i finalisti dell’European Prize for Urban Public Space 2026. Il progetto nasce anche come rifugio climatico per i periodi di caldo estremo e usa un’infrastruttura pensata per il traffico come spazio di incontro. La scheda del progetto è sul sito dell’European Prize for Urban Public Space.

Mi interessa soprattutto per la semplicità del gesto. Una rotatoria ci appare come uno spazio che appartiene quasi per definizione alle automobili, ma questa associazione è il risultato di una scelta progettuale e culturale. Basta cambiarne l’uso per qualche giorno perché diventi evidente quanto spazio urbano venga assegnato alla mobilità senza che ce ne accorgiamo più. Non penso che la soluzione alle città calde consista nel riempire d’acqua le rotatorie, ma progetti temporanei come questo hanno il pregio di rendere visibili alternative che normalmente non consideriamo.


Roma e la città sotto la città

A Roma si è concluso il restauro dell’esedra sud-occidentale e della galleria sotterranea delle Terme di Traiano, a Colle Oppio. L’intervento ha riguardato anche la Città Dipinta, un grande affresco del I secolo che raffigura una città fortificata vista dall’alto, e il Grande Mosaico. Dal 12 settembre sono previste visite guidate al criptoportico. La notizia e le informazioni sull’intervento sono state pubblicate dalla Sovrintendenza Capitolina.

Qui la cosa interessante è quasi opposta alla piscina di Logroño. Non si tratta di immaginare un uso nuovo dello spazio, ma di leggere gli strati che lo hanno preceduto. Le Terme di Traiano furono costruite sopra strutture più antiche e l’affresco appartiene proprio a quel mondo precedente. Roma continua a ricordare che le città raramente sostituiscono del tutto ciò che c’era prima. Più spesso costruiscono sopra, inglobano, dimenticano e poi, a distanza di secoli, tornano a mostrare quello che avevano nascosto.


Quattordici anni per raccontare Zumthor

Alla Mostra del Cinema di Venezia Wim Wenders ha presentato fuori concorso From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor. Il documentario è stato girato nell’arco di oltre quattordici anni e prova a raccontare gli edifici di Zumthor attraverso chi li visita, li abita e li costruisce. La Biennale di Venezia ne presenta il progetto e il lungo percorso di realizzazione.

Il dato dei quattordici anni è quasi inevitabilmente la cosa che resta impressa. Zumthor è noto per un modo di lavorare lento, legato ai materiali, alla luce e al rapporto con il luogo, e Wenders sembra aver adottato un tempo simile per raccontarlo. In un settore in cui siamo abituati a parlare soprattutto di cronoprogrammi e tempi di consegna, è interessante ricordare che un edificio può essere progettato e costruito in pochi anni e restare poi nella vita di una città per generazioni. La velocità è necessaria, ma non coincide automaticamente con la qualità.


Il bunker come progetto

A Venezia è arrivato anche Bunker di Florian Zeller, con Javier Bardem e Penélope Cruz. Il protagonista è un architetto incaricato da un miliardario della tecnologia di progettare alle Hawaii un rifugio di lusso in cui sopravvivere a un possibile collasso della società. Zeller ha spiegato di essere partito dalla contraddizione di persone che hanno costruito il proprio potere su un mondo sempre più connesso e che, allo stesso tempo, preparano luoghi in cui potersi isolare da quel mondo, come raccontato da Reuters.

È una premessa cinematografica, ma il tema è molto concreto. L’architettura ha sempre costruito spazi capaci di rappresentare il potere. Il bunker contemporaneo aggiunge però un elemento particolare, perché non serve soltanto a separare chi sta dentro da chi resta fuori. Serve a immaginare una via di fuga privata da un problema collettivo. Anche per questo il personaggio dell’architetto mi sembra una scelta interessante: progettare uno spazio significa sempre dare una forma materiale a una certa idea di società, anche quando quella società si riduce a pochissime persone protette dietro una porta blindata.


Conservare e trasformare

Le Giornate Europee del Patrimonio 2026 sono dedicate quest’anno al tema Heritage at Risk: Revive, Resist, Reimagine. Il programma europeo mette insieme rischi molto diversi, dal cambiamento climatico ai conflitti, dall’urbanizzazione alla perdita di tradizioni e conoscenze. La Commissione europea ha presentato il tema il 9 settembre.

Mi interessa soprattutto il verbo reimagine. La tutela viene spesso raccontata come conservazione, ma un patrimonio che vuole restare vivo deve anche trovare un rapporto con il presente. Non significa trasformare tutto o rinunciare alla protezione. Significa ammettere che conservare un luogo, un edificio o una tradizione richiede in molti casi di capire come possano continuare a essere usati e compresi.


Rileggendo queste cinque notizie insieme, il tema comune mi sembra abbastanza semplice. Una rotatoria può diventare una piscina, sotto una grande infrastruttura romana può riemergere una città precedente, un architetto può impiegare anni per definire il rapporto tra un edificio e il suo luogo, mentre un altro può essere chiamato a progettare la fuga privata di chi teme il collasso del sistema. Nel frattempo continuiamo a chiederci cosa conservare e come farlo. Lo spazio, in fondo, registra tutte queste scelte. Forse è anche per questo che vale la pena tenerlo sul radar.


Immagine di copertina: Pietro Sassi, Roman Ruins in the Baths of Trajan, 1878. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Commenti


Domande frequenti (FAQ)

© 2025 by Nicola Vazzoler. Powered and secured by Wix
bottom of page