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I miei commenti e recensioni - Perché continuiamo ad aver bisogno di Batman?

  • Immagine del redattore: Nicola Vazzoler
    Nicola Vazzoler
  • 23 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min
Vigilante mascherato seduto su uno sgabello all'interno di uno studio fotografico professionale. Sullo sfondo un grande fondale bianco con pieghe visibili. Ai lati si intravedono luci da studio, stativi e cavi. Il personaggio indossa un costume nero con lungo mantello e appare immerso nei propri pensieri.
Batman ritratto in uno studio fotografico. L'immagine accompagna una riflessione sul ruolo culturale e politico degli eroi contemporanei (personaggio e marchi di proprietà di Warner Bros. e DC. tutti i diritti sono riservati).

Non è un segreto che Batman sia il mio supereroe preferito. Forse proprio per questo ho sempre diffidato delle classifiche. Ogni generazione ha avuto il proprio Batman. C’è stato quello di Burton, quello di Nolan, quello di Snyder, quello di Reeves. Cambiano il costume, la città, i nemici e perfino alcune regole morali. Eppure il personaggio continua a sopravvivere a ogni reinterpretazione.


La domanda interessante non è quale sia il migliore. La domanda interessante è perché continuiamo ad averne bisogno.


Per rispondere occorre partire da Gotham City. Gotham non è semplicemente una città immaginaria. È una rappresentazione del fallimento istituzionale. È il luogo in cui la polizia è corrotta, la magistratura è ricattabile, la politica è impotente e il crimine organizzato permea ogni livello della società. In un contesto simile Batman non nasce per sostituire la legge. Nasce perché la legge non riesce più a svolgere il proprio compito.


Alla fine de Il cavaliere oscuro, Gordon descrive Batman come «l’eroe che Gotham si merita, ma di cui non ha bisogno in questo momento». Batman non rappresenta il funzionamento delle istituzioni. Rappresenta la loro insufficienza. La sua presenza non è la prova che Gotham sia una città sana. È la prova che qualcosa si è rotto. Forse è proprio qui che nasce il dibattito che accompagna il personaggio da decenni. Batman è davvero un eroe? Oppure è una figura inquietante che normalizza l’idea dell’uomo forte?


La domanda non è priva di fondamento. Bruce Wayne è un miliardario che utilizza la propria ricchezza per costruire tecnologie, raccogliere informazioni e imporre una visione personale dell’ordine pubblico. Nessuno lo elegge. Nessuno gli conferisce un mandato. Nessuno può realmente controllarlo.


Se osserviamo il personaggio da questa prospettiva, alcune critiche rivoltegli nel corso degli anni diventano comprensibili. Batman agisce fuori dalla legge. Sorveglia. Interroga. Minaccia. Utilizza la violenza. Decide autonomamente chi fermare e come farlo. La domanda non è se questi elementi esistano. Esistono. La domanda è come interpretarli.


In fondo il problema è semplice. Se esiste qualcuno incaricato di proteggere la società, chi garantisce che quella stessa figura non finisca per abusare del proprio potere? È la stessa domanda che attraversa Watchmen e che viene sintetizzata dal celebre motto: Who watches the watchmen? Batman incarna questo paradosso. È un vigilante che controlla criminali, poliziotti corrotti e talvolta perfino altri supereroi, ma chi controlla lui?


Christopher Nolan affronta esplicitamente questo problema ne Il cavaliere oscuro. Per catturare Joker, Bruce Wayne crea una rete di sorveglianza capace di monitorare l’intera città. Quando Lucius Fox ne scopre l’esistenza gli dice: «Questo è troppo potere per una sola persona». È probabilmente questo il motivo per cui la definizione di Batman come figura autoritaria continua a riaffiorare. Non perché sia completamente corretta, ma perché individua una contraddizione reale. Bruce Wayne combatte per difendere Gotham, ma lo fa utilizzando strumenti che una società democratica dovrebbe guardare con sospetto.


E resta aperta una domanda che nessun fumetto e nessun film hanno mai risolto completamente: se Bruce Wayne non fosse ricco, potrebbe essere Batman? Una parte del suo potere deriva dalla disciplina, dall’intelligenza e dalla volontà. Un’altra deriva semplicemente dal fatto che possiede risorse economiche quasi illimitate. Anche per questo il personaggio continua a dividere. La tensione non viene mai risolta definitivamente. Nemmeno Batman sembra riuscire a risolverla.


Una delle caratteristiche più note del personaggio è il rifiuto delle armi da fuoco. In Il cavaliere oscuro - Il ritorno, quando Selina Kyle utilizza una pistola, Bruce le risponde semplicemente: «Niente pistole». In The Batman, quando Catwoman vuole uccidere Falcone, lui cerca di fermarla: «Non devi farlo».


Si potrebbe leggere questa posizione come una forma di coerenza morale. Ma si potrebbe anche leggerla come il tentativo disperato di tracciare un confine. Batman sembra sapere che, una volta oltrepassata una certa linea, la differenza tra lui e i suoi nemici rischia di diventare irrilevante.


In Batman Begins rifiuta di giustiziare un prigioniero e afferma: «Non sono un boia». La frase non elimina le ambiguità del personaggio. Semmai le evidenzia. Batman continua a utilizzare la forza, ma cerca costantemente di impedirle di trasformarsi in qualcos’altro. È una lotta che conduce tanto contro Gotham quanto contro sé stesso.


Per questo motivo il trauma è una componente essenziale del personaggio. Superman agisce perché crede nell’umanità. Wonder Woman agisce perché crede nella giustizia. Batman agisce perché è stato ferito.


L’assassinio dei genitori non rappresenta soltanto l’origine della sua missione. Rappresenta la lente attraverso cui interpreta il mondo. Ogni criminale, ogni vittima e ogni vicolo di Gotham vengono osservati attraverso quella ferita originaria. Non è un caso che Alfred, in Batman Begins, gli ricordi: «Perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rialzarci», riprendendo una frase pronunciata in precedenza da Thomas Wayne. Batman non è costruito sull’infallibilità. È costruito sulla paura di fallire. Anche per questo motivo il personaggio è stato reinterpretato in modi molto diversi nel corso dei decenni.


Il Batman di Burton rifletteva l’alienazione urbana e il ritorno delle atmosfere gotiche alla fine degli anni Ottanta. Il Batman di Nolan nasceva nell’America successiva all’11 settembre e affrontava questioni legate al terrorismo, alla sicurezza e alla sorveglianza. Il Batman di Snyder apparteneva a un mondo più cinico, segnato dalla sfiducia verso le istituzioni e verso gli stessi supereroi. Il Batman di Reeves si muove in una società attraversata da radicalizzazione online, teorie del complotto e sfiducia diffusa nei confronti delle élite.


Ogni autore cambia Batman perché cambia il tipo di crisi che Gotham è chiamata a rappresentare.


In questo senso il personaggio funziona quasi come un sismografo culturale. Le sue trasformazioni raccontano meno l’evoluzione dei fumetti e più l’evoluzione delle nostre paure. È forse per questo che The Batman contiene una delle riflessioni più interessanti mai formulate sul personaggio. All’inizio del film Bruce Wayne si presenta dicendo: «Io sono vendetta».


Per gran parte della storia considera la paura il proprio strumento principale. Poi scopre che uno dei seguaci dell’Enigmista utilizza la stessa identica espressione. Anche lui si definisce vendetta. È un momento importante perché costringe Batman a confrontarsi con una possibilità scomoda: che il simbolo che ha costruito possa essere interpretato in modi che non controlla. Alla fine del film Bruce comprende che Gotham non ha bisogno soltanto di qualcuno che punisca i colpevoli. Ha bisogno di qualcosa che le permetta di immaginare un futuro diverso. Nella riflessione conclusiva afferma: «La gente ha bisogno di speranza».


È una frase che sembra semplice, ma che modifica profondamente il significato del personaggio. Per quasi ottant’anni Batman è stato associato all’ombra, alla paura e alla vendetta. Reeves suggerisce che nessuna città può essere salvata soltanto attraverso questi strumenti.


Forse è proprio qui che si trova il motivo della sua longevità. Batman non offre una soluzione. Offre una domanda. Che cosa accade quando le istituzioni non riescono più a garantire sicurezza, giustizia o fiducia?


Ogni epoca ha fornito una risposta diversa. Alcuni hanno visto in Batman un difensore della democrazia. Altri hanno visto una figura pericolosamente vicina all’autoritarismo. Probabilmente entrambe le letture colgono una parte della verità. La forza del personaggio non consiste nel risolvere questa contraddizione, ma nel mantenerla aperta.


Batman continua a essere interessante perché non sappiamo mai con certezza se rappresenti la cura o il sintomo. Forse rappresenta entrambe le cose. Ed è proprio questa ambiguità a renderlo ancora necessario.


Incredibilmente sono arrivato fino a qui senza dirvi quale sia il mio Batman preferito. Per quello ci sarà tempo. Forse.


NB: personaggio e marchi di proprietà di Warner Bros. e DC. tutti i diritti sono riservati.

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