I miei commenti - "Dinastie" di Michele Masneri
- Nicola Vazzoler
- 16 set 2023
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 13 set 2025
Nelle Dinastie riconosciamo solitamente il succedersi al trono di sovrani di una medesima stirpe. È riconosciuto l’interesse viscerale che la povera plebaglia prova per le faccende che riguardano le Dinastie. Anche noi italiani abbiamo seguito con estrema attenzione gossippara le vicende e gli scandali di corte delle sopravvissute monarchie europee, fra tutte quella inglese.
Noi repubblichini abbiamo fatto mambassa soprattutto dei gossip che riguardavano le dinastie di casa quelle “non blasonate”, ovvero quelle famiglie i cui capostipiti e poi eredi hanno acquistato o acquistano un particolare rilievo nel settore industriale, commerciale o finanziario financo quello della moda o dello spettacolo.
“Ricchezza, potere, inganno e doppio gioco... cosa ci vuole per costruire una dinastia“ Questo è l’incipit della sinossi di “Dinasty” famosa soap-opera americana (ebbene sì, una volta chiamavamo così le serie) degli anni ‘80 che mi nonna da piccoletto mi faceva guardare di ritorno da scuola. A me par una cosa morbosa ma tant’è che questo è.
Da grande, anzi in questi giorni, mi sono letto invece il libro dell’amico Michele Masneri, “Dinastie” edito da Rizzoli, che con una squisita dose di ironia e satira ci accompagna attraverso l’Italia alla scoperta di queste dinastie descrivendoci vizi, virtù e abitudini.
Devo dire che mi sono divertito molto a seguire la talentuosa penna (che poi mi dovrà dire che penna usa) di Michele ma al contempo mi ha lasciato uno strano retropensiero che non riguarda le vite agiate, devo ammettere anche conquistate, di queste ricche o ricchissime famiglie di Milano, Roma, Torino, ecc.
Un retropensiero legato piuttosto al concetto di “opportunità” ovvero alla rendita posizionale quasi nulla per quella parte degli italiani che vivono in provincia. È vero che anche qui abbiamo le nostre dinastie e che con la volontà anche per l’ultimo degli ultimi si può avverare il sogno italiano (ah no quello era americano).
È evidente che le opportunità di conoscere, entrare in contatto, farsi amicizie, farsi notare, si concentrino soprattutto nelle nostre grandi aree metropolitane dove puoi conoscere o anche solo vedere la chiunque e la qualunque. Nella nostra provincia esci di casa e incontri la vicina che ti parla del meteo, ti chiede del lavoro e se ti sei trovato una bella ragazza da sposare: “no mariute, o soi gay” “oh, sperin che a je al ledi ben!”.
Mi piacerebbe quindi partecipare ad un viaggio simile sempre in chiave ironica lungo la provincia italiana, quella degli ultimi che possono o potrebbero diventare qualcuno ma che sfiga vuole siano nati nel posto sbagliato e al massimo conoscono qualcuno che conosce un altro che conosce quello. Certo, racconti meno appetibili e forse a tratti amari e di amarezza mi pare che di ‘sti tempi nessuno ne abbia bisogno, al massimo un Cynar o un Amaro del capo.
Chiudo qui rapido rapido il post devo capire perché il presidente cinese Xi Jinping vuole declinare l’invito al funerale di Queen Elizabeth e perché il principe Andrea, fratello del nuovo King Charles, si sia presentato alla veglia in divisa nonostante i primi divieti. Fatemi dare un occhio che sennò rimango indietro e poi mi perdo e devo aspettare la sesta stagione di “The crown” per capirci qualcosa.




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